08.12.2008

Agata

Cap.6

Agata torna a Milano con una valigia enorme contenente quasi tutta la sua vita. E’ allegra e sorridente, una nuova vita l’aspetta e finalmente è innamorata. Ha trascorso 4 giorni con i suoi, il tempo di preparare i bagagli e salutare qualcuno. I suoi genitori l’hanno vista felice ed il suo entusiasmo li ha contagiati, prima di salutarla il padre le allunga un libretto di risparmio con una cifra sufficiente a farla stare tranquilla per un po’.

Alla stazione l’aspetta la prima sorpresa, non c’è Giacomo  come le aveva promesso ma una signora elegante e sorridente. Si guardano con interesse.  “Piacere sono Marta, mi ha mandato il signor Giacomo”. – “Piacere Agata”. Si danno la mano con calore e si sorridono con complicità. –“Giacomo ti ha parlato di me Agata?” – “Forse si signora, mi ha detto che ha una amica di fiducia che abita nel suo stesso palazzo, ho pensato che sia lei.” – “Si tesoro sono io, conosco Giacomo dalla nascita, ero una dipendente di suo nonno, vivevo con lui quando è nato Giacomo. Ero una ragazzina e la mia famiglia mi aveva spedito a servizio in città.” – Si avviano all’uscita della stazione, Marta ha parcheggiato l’auto in doppia fila e devono sbrigarsi. Giacomo è impegnato per lavoro e ha delegato a Marta i benvenuti. Arrivano a casa in pochi minuti, Marta aiuta Agata a sistemare tutte le sue cose. Continuano a chiacchierare amabilmente, Agata osserva Marta, è una splendida cinquantenne, alta e magra, si muove sicura e con eleganza, ogni tanto le sorride rassicurandola. Agata si stupisce che non le chieda di darle del tu ma le cose qui sono sempre strambe e si adegua. “Facciamo il caffè Agata?” – “Si signora grazie” – “Adesso che abbiamo finito di sistemare tutto devo raccontarti un po’ di cose e un caffè è quello che ci vuole” – Si siedono sul divano, la casa senza Giacomo le sembra diversa, estranea. “Sei veramente bella come sostiene Giacomo, vedrai che sarai felice qui. Io lo sono stata, e lo sono tutt’ora. Vivo qui da quasi trenta anni. Come ti dicevo sono stata spedita qui dalla mia famiglia che ero poco più di una bambina, Il signor Vittorio mi ha assunta come governante e poi col tempo sono diventata la sua donna. Lui era un uomo bello e carismatico, mi sono innamorata di lui subito ma all’inizio è stata dura. Sai di cosa parlo vero?” – “Penso di si” – “Si che lo sai, Giacomo mi ha raccontato tutto, erano anni che speravo trovasse la sua ancella. Mi sembri la donna giusta. Non sarà facile, avrai bisogno di aiuto ed io sono qui per questo. Quando successe a me io ero sola, non potevo confidarmi con nessuno. Vittorio non era un uomo come gli altri, e comunque io non avevo nessuna esperienza ma mi ero fatta un’idea della convivenza che si rivelò fasulla. Nel giro di un anno diventai la sua schiava, subivo tutti i suoi capricci  e tutte le sue perversioni, non passava giorno senza che mi facesse piangere. Non era solo il dolore, mi sottoponeva alle pratiche più umilianti senza concedermi debolezze. Alla sua morte ho ereditato l’appartamento dove vivo adesso e un vitalizio che mi consente di vivere serena. Adesso aiuto Giacomo e mi godo la vita. Lo sapevi che mi ha chiesto  di occuparmi di te?” – “Mi ha accennato qualcosa” – “Anche adesso, non dovremmo stare qui a chiacchierare, mi ha lasciato un elenco di cose da fare, lui rientrerà più tardi, io cara Agata voglio essere sincera con te, non dovrai odiarmi mai, spero che diventeremo amiche anche se dovrò sottoporti a pratiche che odierai, solo io posso capire cosa significa ma siamo entrambe a servizio dello stesso uomo e ubbidisco io per prima”. Marta accarezza dolcemente ragazza e le sorride. Agata abbassa lo sguardo turbata. “Capisco signora”.

Agata viene depilata, massaggiata con cura e prodotti specifici, poi l’odiato clistere, lento e abbondante il primo, rinfrescante e profumato l’ultimo. Marta adesso deve dilatarle l’ano, con calma e sicurezza  le infila le dita dentro, aspetta che la ragazza si abitui e poi ancora più dentro. Un rito lento ed estenuante ma che porta Agata spesso vicino all’orgasmo. “Non ti permettere di venire o sono guai seri per entrambe, ho l’assoluto divieto del signor Giacomo di farti venire in sua assenza e se dovesse accadere devo fare il resoconto , capisci che non ho nessuna voglia di farlo vero tesoro?!” – “Capisco mi scusi, io… io sono confusa, imparerò”. – “Alla tua età venivo sottoposta a questi esercizi di dilatazione tutti i giorni e poi a seguire esercizi di contrazione, Vittorio pretendeva che il mio sederino ospitasse la sua mano e poi tornasse vergine, alla fine è riuscito nel suo intento ma quanto lavoro”. – “Vorrebbe dirmi Marta che lei dopo anni di giochi anali ha l’ano stretto come quello di una verginella?” – “Si cara, a prima vista il mio sederino sembra intonso, ho sviluppato una capacità elastica fuori dal comune” – “In cosa consistono gli esercizi di contrazione?” – “Domani!”. Quel domani secco zittisce Agata, la ragazza continua a sopportare le manipolazioni della signora per un tempo infinito,  è eccitata e bagnata in maniera vergognosa ma si fida di Marta come si fida di Giacomo e in fin dei conti quel giochetto le piace da morire.

Squilla il telefono, è Giacomo, li sente accordarsi su qualcosa e poi Marta le passa il telefono. – “Come stai amore?” – “Bene Giacomo, non vedo l’ora di vederti” – “Sarò da te tra un’ora, Marta ti aiuterà a prepararti per me”. E infatti Marta conduce Agata in camera e l’aiuta a vestirsi per il suo padrone, un corsetto d’altri tempi le viene stretto addosso, per tirare bene i lacci la signora strattona la fanciulla svariate volte fino a quando non la sente respirare con affanno. Un collare di vernice rossa alto e stretto le cinge il collo, ai piedi degli zoccoletti di vernice rossi come il collare, con dei tacchi vertiginosi la fanno ondeggiare, in fine un perizoma di latex rosso, all’interno fissati due dildi a loro volta rossi, le vengono inseriti in vagina e nell’ano senza nessuno sforzo. In fine Agata viene pettinata e truccata con maestria. Posta davanti allo specchio Agata rimane stupefatta, sorride alla sua complice con gli occhi lucidi di eccitazione. Marta accompagna la ragazza davanti alla porta d’ingresso, fissa il collare ad una corta catena che pende da un anello fissato alla parete, la bacia sulle labbra ed esce lasciandola sola.

Agata sa che Giacomo sta rincasando, non vede l’ora di riabbracciarlo, è eccitata ed ha voglia di fare l’amore con lui ma forse il suo padrone, in quanto tale, vorrà giocare un po’ prima di possederla. Sente il rumore dell’ascensore, le chiavi, la serratura ed eccolo, uno splendido sorriso accoglie l’uomo. Lui è serio ma i suoi occhi brillano di eccitazione, aiuta la fanciulla ad alzasi, la sgancia dalla catena e la bacia con foga sulla bocca. “Sei uno splendore amore mio” – “Mi sei mancato Giacomo” – “Anche tu piccola, adesso però basta smancerie, non mi sembri vestita da coccole”. Agata abbassa lo sguardo arrossendo, sa che adesso il suo signore vorrà giocare con lei.

Didy

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